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La nostra storia

La tradizione popolare racconta che vicino Marceddì sorgeva il villaggio di Osea, detto anche Orri fondato da Ercole Libico 364 anni prima di Roma.
A causa delle incursioni saracene i suoi abitanti si trasferirono a Neapolis, città fra le più popolose della Sardegna e sede vescovile. In seguito anche Neapolis fu conquistata dai barbari e gli abitanti superstiti fondarono Terralba, probabilmente nel 1017.
Il nome trae origine dal latino Terra-alba, ad indicare una località caraterizzata dalla presenza di argille chiare, posta cioè in un' area di terre biancheggianti. Tali avvenimenti non sono supportati da fonti ufficiali anche se trovano molto credito fra gli studiosi per il fatto che, a causa delle incursioni degli stranieri sulle coste, la posizione interna di Terralba avrebbe favorito una maggiore sicurezza agli abitanti e inoltre sarebbe stata una zona più propizia per l'agricoltura e la pastorizia.

 
 

Con i Neapolitani si trasferì a Terralba anche il vescovo Mariano I° che portò nella nuova diocesi la statua di San Pietro, patrono di Neapolis, il crocefisso ligneo ed il pulpito. In quel tempo a Terralba vi era solo la chiesetta di Santa Maria. L'investitura di Terralba a sede vescovile, permise alla neo cittadina di divenire il capoluogo della zona. Un centro florido che ebbe la forza economica di costruire una maestosa chiesa in onore del suo patrono, la chiesa di San Pietro, la cui realizzazione impegnò gente esperta venuta dal “continente” ed iniziò nel 1144. La diocesi fu soppressa nel 1503 dal Papa Giulio II° della Rovere e la sede vescovile fu trasferita ad Ales, anche se conservò la denominazione di Ales – Terralba - Usellus. Nel 1527, insieme a San Nicolò d'Arcidano, subì l'assalto e la razzia dei corsari nord africani e la maggior parte della popolazione dovette rifuggiarsi in campagna per non cadere nelle mani dei feroci predoni.

 
L'abitato rimase deserto per oltre un secolo, fino al 1640, allorché il barone di Uras provvide a farlo ripopolare per impadronirsi dei diritti feudali, alle dipendenze del marchesato di Quirra, che era sotto i Centelles e gli Osorio, due famiglie che risiedevano in Spagna e governavano i cosiddetti podatari.

Dell'epoca feudale restano tre torri litoranee edificate nel sec. XVII: Flumentorgiu, Torre Nuova e Marceddì, concepite per la difesa della costa dai pirati saraceni che, molto spesso, sbarcavano per saccheggiare i paesi. La cittadina, oltre ai barbari saraceni dovette subire l'ondata della malaria, che da queste parti più che una malattia era una ordinaria condizione di vita. Neppure la bonifica di Arborea agli inizi del'900 fu interamente propizia per Terralba perché seppur diede lavoro a molti operai e braccianti terralbesi ridusse il territorio in misura notevole. Nonostante una sorte favorevole, Terralba è riuscita a crescere e a diventare il centro più grande della provincia oristanese, dopo il capoluogo di provincia, Oristano.

 

Fonte: www.ilterralbese.it

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